Spesa pubblica istruzione: ultimi tra i grandi UE
4,1 % PIL (media OCSE 4,9 %, Francia 5,5 %)
L'Italia destina all'istruzione il 4,1 % del PIL — circa 75 miliardi l'anno. La media OCSE è del 4,9 %, la Francia spende il 5,5 %, la Germania il 4,7 %, i Paesi scandinavi superano il 6 %. In termini assoluti pro capite, l'Italia spende 8.500 € per studente dalla primaria all'università — contro i 12.000 della Francia e i 14.000 della Germania. Il sottoinvestimento è strutturale: dal 2008 al 2024 la spesa reale per istruzione è diminuita dell'8 %, mentre la media UE è aumentata del 12 %.
Abbandono scolastico: 11,5 %, obiettivo UE lontano
11,5 % (media UE 9,6 %, obiettivo <9 %)
L'11,5 % dei giovani italiani tra 18 e 24 anni abbandona gli studi senza un diploma di secondaria superiore — contro una media UE del 9,6 % e un obiettivo europeo del 9 % entro il 2030. Nel Mezzogiorno il tasso esplode: 16,6 % in Sicilia, 15,1 % in Campania, 14,8 % in Puglia. L'abbandono si concentra nei quartieri più poveri delle grandi città e nelle aree interne. Esiste poi un abbandono 'implicito': il 9,7 % di chi consegue il diploma non raggiunge competenze minime in lettura, matematica e inglese.
Laureati 25-34: solo il 29,2 %, ultimi in UE
29,2 % (media UE 42 %, obiettivo 45 %)
Solo il 29,2 % dei giovani italiani tra 25 e 34 anni possiede una laurea — il tasso più basso dell'Unione Europea. La media UE è del 42 %, la Francia è al 50 %, la Spagna al 49 %, la Germania al 37 %. L'obiettivo europeo per il 2030 è il 45 %. L'Italia ha 1,8 milioni di posti di studio universitari ma solo 1,1 milioni di iscritti: le università non attirano abbastanza, perché i costi (tasse + alloggio fuori sede: 10.000-15.000 €/anno) sono proibitivi per le famiglie a reddito medio-basso, e il mercato del lavoro non premia sufficientemente la laurea (premio salariale del 40 % contro il 60 % della media OCSE).
Stipendi docenti: −30 % rispetto alla media UE
29.000 € lordi/anno (media OCSE 44.000, Germania 55.000)
Un insegnante italiano della secondaria a inizio carriera guadagna circa 29.000 € lordi l'anno — contro i 38.000 della Francia, i 55.000 della Germania e i 44.000 della media OCSE. A fine carriera il gap si riduce ma resta significativo: 40.000 € in Italia contro 55.000 della media OCSE. In termini di potere d'acquisto, gli stipendi reali dei docenti italiani sono diminuiti del 6 % dal 2010 al 2024. La conseguenza: la professione docente non attira i migliori laureati, il 35 % dei posti nei concorsi resta vacante per mancanza di candidati idonei, e l'età media degli insegnanti è la più alta d'Europa (52 anni).
PISA: Nord eccellente, Sud in emergenza
Divario Nord-Sud PISA: 70+ punti (equivalente a 2 anni di scuola)
Nei test PISA 2022 l'Italia si colloca nella media OCSE per matematica (471) e lettura (482), ma la media nazionale nasconde un abisso interno. Il Nord-Est (502 in matematica) compete con Finlandia e Giappone, il Sud e le isole (430) sono al livello di Turchia e Cile. Tra uno studente di Trento e uno di Napoli c'è un divario equivalente a 2 anni di scuola. Il 24 % degli studenti del Sud non raggiunge le competenze minime in matematica (low performers), contro il 12 % del Nord.
Edilizia scolastica: 42.000 edifici, 58 % senza agibilità
58 % senza agibilità — 200 crolli/anno
Dell'intero patrimonio di circa 42.000 edifici scolastici italiani, il 58 % non possiede il certificato di agibilità o di prevenzione incendi. Il 41 % è stato costruito prima del 1970, il 29 % prima del 1960. Solo il 3 % è in classe energetica A, contro il 74 % in classe E, F o G. Il PNRR ha stanziato 5 miliardi per l'edilizia scolastica, ma i cantieri procedono a rilento: a fine 2025 solo il 30 % dei fondi risultava impegnato. Ogni anno si contano circa 200 crolli parziali (controsoffitti, intonaci, solai) — una media di uno al giorno di scuola.
ITS: 8.000 studenti contro gli 800.000 della Germania
8.000 studenti ITS (Germania 800.000)
Gli Istituti Tecnologici Superiori (ITS Academy) — la formazione terziaria professionalizzante — contano appena 8.000 studenti in Italia, contro gli 800.000 delle Fachhochschulen tedesche, i 250.000 dei BTS francesi e i 400.000 degli Higher National Certificates britannici. Il tasso di occupazione dei diplomati ITS è dell'80 % a 12 mesi — superiore ai laureati triennali — ma il sistema è sconosciuto: il 70 % delle famiglie non sa cosa sia un ITS. I 120 ITS esistenti sono frammentati, sottodimensionati e con governance debole.
Ricerca precaria: 80 % dei ricercatori a tempo determinato
80 % precari — 5,5 ricercatori/1.000 occupati (Germania 9,9)
L'80 % dei ricercatori universitari italiani lavora con contratti a tempo determinato (assegni di ricerca, RTD-A, co.co.co.), con retribuzioni medie di 1.300-1.600 € netti/mese e prospettive di stabilizzazione che arrivano, nella migliore delle ipotesi, dopo i 40 anni. L'Italia ha 5,5 ricercatori ogni 1.000 occupati — contro gli 8,6 della Francia, i 9,9 della Germania e i 17,4 della Danimarca. La precarietà spinge i migliori all'estero: il 30 % dei dottori di ricerca lavora stabilmente fuori dall'Italia.