Tema 05
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Contratto unico a tutele crescenti reali

Superamento della giungla contrattuale (46 tipologie) con un contratto unico a tutele crescenti: protezione e retribuzione aumentano con l'anzianità. Fine della precarietà strutturale: il tempo determinato diventa eccezione motivata, non regola.

Impatto: Riduzione precariato del 40 %, +produttività1-2 anni

Il problema

L'Italia ha 46 tipologie contrattuali diverse (subordinato, parasubordinato, intermittente, somministrazione, apprendistato, collaborazione, voucher, tirocinio...). La giungla contrattuale incentiva la precarietà: il 70 % delle nuove assunzioni è a termine. Le imprese usano i contratti a termine come periodo di prova prolungato (fino a 24 mesi) per evitare i costi del licenziamento. Il lavoratore precario non investe nella propria formazione e non ha accesso al credito.

La soluzione nel dettaglio

Contratto unico a tempo indeterminato con tutele crescenti: nei primi 6 mesi — periodo di prova — licenziamento libero con preavviso di 15 giorni. Dal 7° al 24° mese: licenziamento con indennità di 2 mensilità. Dal 25° al 48° mese: indennità di 4 mensilità. Oltre i 48 mesi: reintegro o indennità di 6-12 mensilità (scelta del lavoratore). Il contratto a tempo determinato è ammesso solo per: sostituzione di personale assente, picchi stagionali certificati, progetti specifici con durata massima di 12 mesi non rinnovabili. Le agenzie di somministrazione possono operare solo per le causali ammesse.

Come lo fanno gli altri

La Danimarca con il modello flexicurity combina facilità di licenziamento con ammortizzatori generosi (90 % del salario per 2 anni) e politiche attive forti. Il risultato: disoccupazione al 5 %, precariato al 9 %. La Spagna nel 2022 ha riformato il mercato del lavoro rendendo il contratto a termine eccezionale: i contratti a tempo indeterminato sono passati dal 10 % al 48 % delle nuove assunzioni in un anno.

Impatto atteso

Riduzione dei contratti a termine dal 17 % al 10 % dei dipendenti in 3 anni. Aumento della produttività: i lavoratori stabili investono nelle proprie competenze e nella qualità del lavoro (+3-5 % di produttività per lavoratore, evidenza OCSE). Riduzione dei costi di turnover per le imprese: il turnover di un lavoratore costa in media 6 mesi di retribuzione. Effetto sulla natalità: la stabilità contrattuale è il primo fattore di scelta per avere figli (Eurobarometro).