Tema 11
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Piano nazionale manutenzione ponti e infrastrutture critiche

Piano straordinario decennale da 30 miliardi per la messa in sicurezza dei 60.000 ponti e viadotti italiani. Monitoraggio strutturale IoT permanente, classificazione del rischio con IA, priorità ai 1.425 ponti già identificati come critici. Mai più un Morandi.

Impatto: 30 mld € in 10 anni — 3 mld €/anno10 anni

Il problema

L'Italia ha 60.000 ponti e viadotti sulla rete stradale e autostradale. Il 60 % ha più di 50 anni, il 30 % non è mai stato sottoposto a verifica sismica. Dopo il Morandi (2018), il MIT ha censito 1.425 strutture a rischio elevato. Ma il budget annuale per la manutenzione è di 600 milioni — un quinto del fabbisogno. Le strade provinciali, con 130.000 km, sono quelle in stato peggiore: dopo la riforma Delrio le Province non hanno più risorse per la manutenzione.

La soluzione nel dettaglio

1) Fondo straordinario di 3 miliardi/anno per 10 anni, finanziato al 50 % con fondi UE e al 50 % con risorse nazionali (quota dal phase-out dei SAD). 2) Priorità ai 1.425 ponti critici nei primi 3 anni. 3) Installazione di sensori IoT su tutti i 60.000 ponti per monitoraggio strutturale permanente (deformazioni, vibrazioni, corrosione). 4) Sistema IA di classificazione rischio dinamico: ogni ponte riceve un rating A-D aggiornato in tempo reale. 5) Divieto di transito automatico per i ponti in classe D.

Come lo fanno gli altri

Gli USA hanno investito 110 miliardi nel Bridge Investment Program (Infrastructure Investment and Jobs Act, 2021). La Francia ha un piano «ponts» da 3 miliardi dopo il censimento di 25.000 strutture a rischio. Il Giappone, dopo il crollo del Sasago (2012), ha imposto ispezioni quinquennali obbligatorie su tutte le infrastrutture — con monitoraggio IoT permanente finanziato al 50 % dallo Stato.

Impatto atteso

Azzeramento del rischio di crolli strutturali, riduzione del 40 % degli incidenti legati a degrado infrastrutturale, creazione di 50.000 posti di lavoro diretti nella manutenzione. Effetto indiretto: riduzione dei costi assicurativi per gli enti gestori (-300 milioni/anno), aumento del valore immobiliare nelle aree servite (+5-8 %), miglioramento della competitività logistica delle aree interne.