Il problema
La legge italiana sulla cittadinanza (L. 91/1992) è tra le più restrittive d'Europa. Un minore nato in Italia da genitori stranieri regolari non è cittadino italiano: può fare domanda solo al compimento dei 18 anni, con una finestra di appena 12 mesi e requisiti burocratici complessi. Le seconde generazioni — 1,3 milioni di minori — crescono nelle scuole italiane, parlano italiano, tifano per la Nazionale, ma sono giuridicamente stranieri nel proprio Paese. Non possono partecipare a gite scolastiche all'estero senza complicazioni burocratiche, non possono fare sport agonistico in alcune federazioni, vivono l'ansia del rinnovo del permesso di soggiorno dei genitori. Il paradosso: un discendente di terza generazione di emigrati italiani in Argentina può ottenere la cittadinanza italiana per sangue senza aver mai messo piede in Italia, mentre un ragazzo nato e cresciuto a Milano da genitori marocchini deve aspettare 18 anni.