Tema 21
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Ius scholae: cittadinanza italiana per chi cresce nella scuola italiana

Riforma della legge sulla cittadinanza (L. 91/1992): introduzione dello ius scholae — diritto alla cittadinanza italiana per i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che completano un ciclo scolastico di almeno 5 anni. Non ius soli automatico, non ius sanguinis estremo: un merito che si conquista sui banchi di scuola.

Impatto: 800.000 nuovi cittadini in 5 anni — zero costi aggiuntivi1 anno (riforma legislativa)

Il problema

La legge italiana sulla cittadinanza (L. 91/1992) è tra le più restrittive d'Europa. Un minore nato in Italia da genitori stranieri regolari non è cittadino italiano: può fare domanda solo al compimento dei 18 anni, con una finestra di appena 12 mesi e requisiti burocratici complessi. Le seconde generazioni — 1,3 milioni di minori — crescono nelle scuole italiane, parlano italiano, tifano per la Nazionale, ma sono giuridicamente stranieri nel proprio Paese. Non possono partecipare a gite scolastiche all'estero senza complicazioni burocratiche, non possono fare sport agonistico in alcune federazioni, vivono l'ansia del rinnovo del permesso di soggiorno dei genitori. Il paradosso: un discendente di terza generazione di emigrati italiani in Argentina può ottenere la cittadinanza italiana per sangue senza aver mai messo piede in Italia, mentre un ragazzo nato e cresciuto a Milano da genitori marocchini deve aspettare 18 anni.

La soluzione nel dettaglio

1) Ius scholae: il minore straniero nato in Italia o arrivato entro i 12 anni che completa almeno 5 anni di scuola italiana (un ciclo completo — primaria o secondaria di primo grado) acquisisce il diritto alla cittadinanza su richiesta del genitore (o propria a 14 anni). 2) Requisiti: frequenza regolare (almeno 80 % delle lezioni), assenza di condanne penali del minore e dei genitori, residenza legale continuativa dei genitori. 3) Procedura automatizzata: è la scuola a certificare il completamento del ciclo e a trasmettere gli atti al Comune. Tempo massimo di rilascio: 90 giorni. 4) Fase transitoria: per i 1,3 milioni di minori che già soddisfano i requisiti, procedura speciale di regolarizzazione entro 2 anni. 5) Nessun automatismo alla nascita (non è ius soli): la cittadinanza non è un diritto di nascita ma un merito di integrazione scolastica. Non è nemmeno ius sanguinis estremo: chi non ha mai vissuto in Italia non può reclamare cittadinanza per discendenza oltre la seconda generazione.

Come lo fanno gli altri

La Francia ha lo ius soli differito: chi nasce in Francia da genitori stranieri diventa automaticamente francese a 18 anni se ha risieduto in Francia per almeno 5 anni dal compimento degli 11 anni. La Germania ha riformato nel 2000: ius soli per chi nasce da genitori con almeno 8 anni di residenza legale. Il Regno Unito concede la cittadinanza ai nati sul territorio da genitori con Indefinite Leave to Remain. Il Portogallo ha introdotto nel 2020 lo ius scholae: cittadinanza per i minori che completano un ciclo scolastico. La tendenza europea è chiara: 20 dei 27 Paesi UE hanno forme di ius soli temperato o ius scholae.

Impatto atteso

800.000 nuovi cittadini italiani in 5 anni (minori che già soddisfano i requisiti + nuovi aventi diritto). Costo: zero (la procedura è amministrativa e autofinanziata dalle marche da bollo). Benefici: piena inclusione civica di una generazione che è già italiana nei fatti. Riduzione del drop-out scolastico tra gli studenti stranieri (oggi al 30 %, triplo della media) grazie all'effetto motivazionale della cittadinanza legata alla scuola. Segnale culturale potentissimo: l'Italia premia chi si integra attraverso lo studio.