Tema 22
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Industria della difesa come leva di sovranità tecnologica

Politica industriale coerente per Leonardo, Fincantieri, MBDA Italia e l'indotto: consolidamento delle filiere, investimento in R&D duale (civile-militare), attrazione di talenti, integrazione nelle catene del valore europee e contratti a lungo termine per garantire occupazione e competitività.

Impatto: 16 mld € fatturato difesa → 25 mld € in 10 anni — 55.000 posti di lavoro qualificati aggiuntivi — 3 mld € R&D5-10 anni

Il problema

L'industria italiana della difesa fattura circa 16 miliardi di euro e impiega 55.000 addetti diretti (165.000 nell'indotto). Leonardo è il sesto gruppo di difesa al mondo, Fincantieri è leader nella cantieristica navale militare, MBDA Italia è protagonista nei sistemi missilistici. Eppure questi campioni industriali operano senza una politica industriale della difesa coerente: i contratti sono frammentati, la programmazione è annuale anziché decennale, la R&D è finanziata al 50 % dalle aziende stesse (in UK e Francia lo Stato copre il 70-80 %). L'Italia rischia di perdere la partita sulla sesta generazione di caccia (Tempest) e sui droni autonomi perché non investe abbastanza in OT (Operational Technology), AI militare e spaziale. I migliori ingegneri italiani della difesa emigrano: il 25 % dei laureati in ingegneria aerospaziale lascia il Paese entro 3 anni dalla laurea.

La soluzione nel dettaglio

1) Contratti decennali: passare dalla programmazione annuale a contratti-quadro decennali per le piattaforme principali (navi, aerei, sistemi missilistici). Garantisce pianificazione industriale, riduce costi unitari del 20-30 % e mantiene l'occupazione stabile. 2) Fondo R&D difesa duale: 3 miliardi €/anno (oggi 1,2 miliardi) dedicati a tecnologie duali — AI per la difesa, droni autonomi, cybersicurezza, spazio, quantum computing. Ogni progetto deve avere applicazioni sia militari sia civili. 3) Polo italiano droni/AI militare: creazione di un centro nazionale a Torino (dove Leonardo ha il suo hub digitale) per lo sviluppo di sistemi autonomi e intelligenza artificiale per la difesa. Partenariato con Politecnico di Torino e Politecnico di Milano. 4) Strategia export coerente: il Ministero degli Esteri, la Difesa e le aziende devono operare come sistema-Paese — come fa la Francia con Dassault e Naval Group. Obiettivo: raddoppiare l'export difesa da 5 a 10 miliardi €/anno. 5) Attrazione talenti: stipendi competitivi per ingegneri della difesa allineati alla media europea (+30 % rispetto ai livelli attuali), percorsi di carriera dedicati, e Golden Visa tech per ingegneri stranieri che lavorano in aziende della difesa italiana.

Come lo fanno gli altri

La Francia tratta la sua industria della difesa come un asset strategico nazionale: Dassault, Thales, Naval Group e MBDA ricevono contratti pluriennali garantiti, R&D finanziata al 80 % dallo Stato e supporto diplomatico diretto per l'export (il Presidente della Repubblica vende personalmente i Rafale). Risultato: la Francia esporta 27 miliardi € in armi all'anno. Israele investe il 5 % del PIL in difesa e ha creato un ecosistema unico dove il servizio militare genera innovazione tecnologica — l'Unit 8200 è di fatto un incubatore tech. La Corea del Sud ha trasformato la propria industria della difesa da zero a 20 miliardi di fatturato in 20 anni con una politica industriale aggressiva: Hyundai, Samsung e Hanwha sono ora competitor globali nei carri armati, artiglieria e navi.

Impatto atteso

Fatturato industria difesa italiana da 16 a 25 miliardi € in 10 anni. 55.000 posti di lavoro qualificati aggiuntivi nell'indotto (da 165.000 a 220.000). Export raddoppiato: 10 miliardi €/anno. L'Italia diventa co-leader europeo nella difesa con Francia e Germania. R&D duale genera spillover tecnologico per il settore civile: AI, droni, cybersicurezza, spazio. Polo droni/AI di Torino diventa riferimento europeo.