Tema 19
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Piano idrico nazionale: perdite dal 42 % al 20 % in 10 anni

Investimento strutturale di 50 miliardi € in 10 anni per rifare le reti idriche italiane, consolidare i gestori frammentati e adottare tecnologie smart water. Obiettivo: portare le perdite dal 42 % al 20 %, avvicinandosi alla media UE. Modello: accorpamento in 50 gestori industriali regionali.

Impatto: 50 mld € in 10 anni — perdite dal 42 % al 20 % — 1,5 mld m³/anno recuperati10 anni

Il problema

L'Italia disperde 3,4 miliardi di m³ di acqua potabile l'anno — abbastanza per soddisfare il fabbisogno di 43 milioni di persone. La rete è lunga 500.000 km, vecchia in media di 50 anni, e in molte aree del Sud non è mai stata adeguata dagli anni '60. La frammentazione gestionale (2.000 gestori, di cui 800 comuni in economia) impedisce investimenti di scala: i piccoli gestori non hanno capacità tecnica né finanziaria per pianificare ammodernamenti. L'ARERA (Autorità di Regolazione) ha introdotto il metodo tariffario che incentiva gli investimenti, ma la copertura è disomogenea: al Sud la tariffa media è più bassa del 30 % e gli investimenti per abitante sono la metà rispetto al Nord.

La soluzione nel dettaglio

1) Accorpamento obbligatorio: riduzione da 2.000 a 50 gestori industriali di ambito regionale (modello ACEA Lazio, Hera Emilia-Romagna), con governance pubblica e management tecnico. Completamento entro 3 anni. 2) Piano investimenti decennale: 5 miliardi €/anno per 10 anni — 60 % da tariffa (aumento graduale di 0,30 €/m³ per le utenze domestiche), 25 % da fondi europei (PNRR, coesione), 15 % da emission bond verdi. 3) Smart water: installazione di 2 milioni di sensori di pressione e portata, sistemi di distrettualizzazione delle reti, intelligenza artificiale per la rilevazione perdite in tempo reale. Obiettivo: riduzione progressiva delle perdite al 30 % in 5 anni e al 20 % in 10. 4) Priorità al Sud: il 60 % degli investimenti nei primi 5 anni sarà destinato al Mezzogiorno, dove le perdite superano il 50 %. 5) Riuso delle acque reflue: obbligo di depurazione terziaria e riuso per irrigazione in tutti gli impianti sopra 10.000 abitanti equivalenti (oggi l'Italia depura il 60 % delle acque reflue, molto sotto l'obbligo UE).

Come lo fanno gli altri

La Germania ha perdite idriche del 7 % grazie a un sistema di 6.000 gestori (ma grandi e industrializzati) che investono 7 miliardi €/anno in manutenzione con una tariffa media di 5,30 €/m³ (Italia 2,10 €). I Paesi Bassi hanno perdite del 5 %: 10 gestori regionali, reti completamente digitalizzate dal 2015. Il Giappone (Tokyo) è sceso dal 20 % al 3 % in 30 anni con un programma di sostituzione sistematica di 500 km di tubature/anno e sensori acustici per rilevare le perdite.

Impatto atteso

Recupero di 1,5 miliardi di m³ di acqua potabile l'anno (l'equivalente del fabbisogno di 20 milioni di persone). Perdite dal 42 % al 20 % in 10 anni. 50 gestori professionali al posto di 2.000 frammentati. Riduzione delle emergenze idriche estive nel Sud del 70 %. 100 % di conformità alla direttiva UE sulle acque reflue. 80.000 posti di lavoro diretti in 10 anni (scavi, impiantistica, ingegneria). Il costo per l'utente: +0,30 €/m³ — circa 6 € in più al mese per famiglia, a fronte di un servizio che oggi è fra i peggiori d'Europa.